L’ “idioma patrio”

L’ “idioma patrio”

  • Posted on: 16 marzo 2013
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All’inizio del secolo scorso nelle scuole italiane gli alunni parlavano
regolarmente nei rispettivi dialetti e questa pratica era non solo
tollerata, ma addirittura sfruttata. Gli stessi maestri, nell’idea iniziale
di Giovanni Gentile, agli albori del Ventennio, potevano parlare in
dialetto in classe a fini didattici. Alcune pubblicazioni di “Libri per
gli esercizi di traduzione dal dialetto”, editi in modo “conforme ai
nuovi programmi – novembre 1923” si proposero d’accompagnare la
diffusione generalizzata dell’italiano, nel quale Mussolini riconosceva
l’unica «purezza dell’idioma patrio». Per il Veneto ad esempio fu
stampato nel 1924 con riferimenti dialettali un “Sussidiario per la
terza classe elementare” e alcuni editori pubblicarono tra il ‘24 e il
‘26 una serie di volumetti con poesie o prose nei dialetti delle singole
regioni, con o senza la traduzione a fianco, a volte con osservazioni
grammaticali e glossarietti finali.
Fra gli autori di questi manualetti non è difficile trovare nomi di
linguisti divenuti poi illustri ma in buona parte si trattava di maestri
che avevano una diretta conoscenza della scuola. Fra questi la
veneta Ada Adamo Bazzani (1866-1971) insegnante per anni alla
«A. Diaz» di Venezia, autrice di diversi fortunati libri di testo per le
elementari tra cui «El parlar de la mama». Ben presto, tuttavia, come
ricorda Alberto Raffaelli nell’enciclopedia Treccani «dialetti, lingue
minoritarie e prestiti furono visti come potenziali forze centrifughe e
quindi contrastati con misure di unificazione forzata».

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